Lamintanza

Lauda drammatica sulla passione di Cristo ispirata alla ladata nissena, le preghiere popolari, i canti sancataldesi della Settimana Santa e “Il pianto di Maria” di Iacopo De Benedetti da Todi

Il Centro Sicilia ha mantenuto nei secoli tradizioni e feste religiose, che affondano le loro radici nel lungo periodo del dominio spagnolo. Il popolo nisseno è da sempre devoto a Maria, “ Madre addolorata trafitta da sette spade”, nel cui dolore si identificava negli eventi luttuosi, che interessavano la collettività come ad esempio la morte di un giovane nei tanti incidenti in miniera o durante il lavoro  nei campi o in guerra. Sciagure, che colpivano l’intera comunità. Il dolore collettivo si identificava con quello della “Madre Addilurata”, incarnazione della sofferenza di tutte le mamme.
Lamintanza è un dramma rappresentato più volte nel corso degli anni, fin dalla prima stesura ha voluto essere un momento di incontro tra culture italiane: quella del Centro e quella del Sud (Sicilia Centrale). Si ispira ai testi umbri, località dove si divulgarono i movimenti spirituali e quella siciliana, del nisseno in particolare. La Ladata o Lamintanza, da cui è tratto il titolo dello spettacolo, è un canto popolare polifonico di ispirazione religiosa raccolto e pubblicato dallo storico nisseno Michele Alesso, pubblicato in forma di libretto nel 1892. Diversi i canti religiosi e le preghiere tradizionali di San Cataldo (Chist’oj è lu Venniri matinu, Sonanu Sonanu li du’ uri, Arma mì pensa a ttì,Lassa lassa la catina, Lu Verbu), che compongono la rappresentazione.                                         
Oggi le comunità dell’entroterra siciliano, ed in particolare Caltanissetta e San Cataldo, sono fortemente interessate dal fenomeno dell’immigrazione. Le due città, oltre ad ospitare diversi Centri di accoglienza, nei loro cimiteri hanno trovato un numero cospicuo di vittime del mare, giovani annegati durante la traversata tra cui quelli morti al largo di Lampedusa.
L’allestimento nasce dall’osservazione, dalla comprensione e dalla condivisione del loro dramma da parte di alcune anziane della città di San Cataldo, che si sono immedesimate nel dolore di quelle mamme africane, che hanno perso i propri figli. Donne, che si adoperano con i mezzi a loro disposizione per dare conforto a questi figli.
E’ il light motive del dolore universale di una madre per la morte del figlio il file rouge che congiunge etnie diverse, crea ponti tra culture e religioni diverse. Le antiche laude cantate e recitate dal popolo nisseno sulla Passione, il Pianto di Maria di fra Iacopone diventano sia momento di riflessione ma anche e soprattutto comprensione, condivisione, com-passione. Il “figlio bianco e vermiglio” di Fra Iacopone, morto nudo e umiliato, oggi potrebbe essere il ragazzo di razza nera, non crocefisso ma annegato.
Il dolore per un figlio morto è universale, appartiene a tutti così come a tutta la comunità cattolica è appartenuto ed appartiene il dolore di Maria trafitta da sette spade, come recita un canto popolare sancataldese, ripreso nella nostra scrittura teatrale: Nun tuccati chissa mamma, ca è mamma di vita mia [trad. Non toccate quella mamma (Maria) che è la mamma della vita mia (cioè di mio figlio)]. 
LAMINTANZA è frutto dell’osservazione del rapido e capillare incremento, nel territorio italiano ed europeo, di persone di etnie differenti e di come esso stia trasformando il tessuto sociale. Processo già iniziato negli anni Novanta con lo stanziarsi di persone provenienti dall’Est Europa. Il fenomeno ha assunto anche una forte rilevanza psicosociale, spesso rivelandosi fonte di conflittualità tra la popolazione indigena e gli extracomunitari. Nel prossimo futuro la necessità di integrazione e valorizzazione delle reciproche differenze diventerà essenziale per una convivenza pacifica. L’empatia è un utile mediatore per la prevenzione dei conflitti e l’integrazione delle diversità culturali.